Oltre il mito bucolico: la lezione ecologica di Joyce Carol Oates e Cormac McCarthy
Nelle rappresentazioni letterarie più tradizionali -da Virgilio a Wordsworth - la natura è stata spesso rappresentata come idillio consolatorio, un rifugio pastorale o un’oasi di purezza morale. Se già Leopardi ne aveva svelato il volto di "matrigna" indifferente e cieca ai drammi umani, Joyce Carol Oates e Cormac McCarthy, due tra le voci più importanti della letteratura contemporanea, disintegrano questo mito. Nelle loro opere, l'ambientazione naturale cessa di essere uno sfondo inoffensivo per farsi correlativo oggettivo dei lati più oscuri, torbidi e primordiali dell'esistenza umana e della realtà sociale, in un'epoca segnata dalla crisi climatica. Per decenni, ci siamo illusi di poter addomesticare la natura, riducendola a risorsa da sfruttare o a idilliaco fondale di evasione; attraverso la ricostruzione di un ambiente indifferente, spietato e incapace di consolarci, i due autori donano invece la più potente delle lezioni ecologiste: il ridimensionamento dell'antropocentrismo.
Regina incontrastata del Gotico Americano contemporaneo, Oates attinge alle sue radici rurali — ben documentate nel memoir Paesaggi perduti — per demistificare l'illusione pastorale della provincia. Nel suo celebre saggio Against Nature, l'autrice chiarisce infatti che la natura non è né una madre benevola né una guida morale, bensì un'entità estranea e muta. Nelle sue opere narrative, l'ambiente circostante diventa così l'estensione biologica delle rimozioni, dei traumi e dei peccati della società. Accade in Le cascate, dove la maestosità cieca della cascata del Niagara incarna un sublime distruttivo, una forza magnetica e ingovernabile che travolge la razionalità e le convenzioni borghesi. O ancora in Acqua nera, in cui la palude opaca, l'acqua scura e il senso di soffocamento diventano la concretizzazione fisica di segreti non detti, risucchiando l'ipocrisia del potere che tenta invano di insabbiare la verità. Nell'ultima fatica letteraria, il voluminoso Fox edito da La Nave di Teseo, infine, questo elemento si manifesta nella sua veste più cupa e putrescente, facendosi specchio viscerale e organico della decomposizione morale e della decadenza etica del suo protagonista.
Se in Oates il paesaggio parla il linguaggio dell'inconscio e delle piaghe sociali, in Cormac McCarthy esso assume una dimensione metafisica, biblica e spietata. McCarthy spoglia la terra di ogni residuo romantico: essa non appartiene all'uomo, non lo giudica e non lo consola. In Meridiano di sangue, il deserto del Sud-Ovest americano non è una semplice cornice, ma una presenza primordiale e arida in cui la brutalità e la spietatezza degli elementi si fondono in un unico, cieco rituale di violenza. Allo stesso modo, nel vuoto post-apocalittico de La strada, la natura ridotta a cenere, freddo e silenzio mostra la sua totale indifferenza al destino umano. Senza più risorse da depredare, l'uomo è costretto a riscoprire la sua nuda fragilità di fronte a un pianeta ormai immobile. Questa visione raggiunge una delle sue vette più tragiche ne Il buio fuori, dove la natura selvaggia fa da scenario al vagabondaggio di un'umanità degradata. Nel finale, il protagonista — reso cieco dalla brutalità delle proprie colpe — si incammina inesorabilmente verso una palude al contempo fisica e metaforica, simile a un moderno Re Lear spogliato di ogni illusione e consegnato a un paesaggio indifferente.
Il punto di contatto tra Oates e McCarthy risiede proprio nel totale smantellamento della presunzione antropica. Attraverso il correlativo oggettivo, i due autori dimostrano che l'ambiente non è una merce al servizio dei nostri desideri né una consolazione ai nostri affanni. Riconoscere che la natura è una forza autonoma capace di inghiottire le nostre colpe o di sopravvivere alle nostre macerie non è un atto di nichilismo, bensì il primo passo verso una vera consapevolezza ecologica. Smettere di idealizzarla è l'unico modo per iniziare, finalmente, a rispettarla per ciò che è realmente: una potenza estranea alle nostre illusioni, che merita rispetto e che non ha mai avuto bisogno della nostra benedizione per esistere, ma solo della nostra umiltà consapevole.
Oates, Joyce Carol, Paesaggi perduti (Lost Landscape: A Writer's Coming of Age), Milano, Mondadori, 2017.
Oates, Joyce Carol, Le cascate (The Falls), Milano, Mondadori, 2006.
Oates, Joyce Carol, Acqua nera (Black Water), Milano, Il Saggiatore, 2012.
Oates, Joyce Carol, Fox (Fox), Milano, La Nave di Teseo, 2026.
Oates, Joyce Carol, Oates, Joyce Carol, «Against Nature», in (Woman) Writer: Occasions and Opportunities, New York, E. P. Dutton, 1988
McCarthy, Cormac, Il buio fuori (Outer Dark),Torino, Einaudi, 1997.
McCarthy, Cormac, Meridiano di sangue (Blood Meridian),Torino, Einaudi, 1996.
McCarthy, Cormac, La strada (The Road), Torino, Einaudi, 2007.
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