MI ARRABBIO... BRONTOLO... PERO' NON FACCIO NULLA
Quello sopra è il titolo di un articolo pubblicato su una rivista GEMAL di molti anni fa
Affidatami con gentilezza e fiducia la copia cartacea conservata in archivio, ho iniziato a valutarne aspetto generale e grafica… con sguardo falsamente competente, da bibliotecario, non posso escludere di essermi atteggiato a storico antico. Cosa che da fungaiolo amatoriale avrò inconsapevolmente concretizzato assumendo il portamento tipico da primordio di Infundibulicybe geotropa. Poco importa se, nel caso specifico, di “straordinario” ci fosse solo la curiosità per i temi trattati all’epoca. Il racconto che emergeva sullo stato del territorio, in particolare. E quale fosse la sensibilità per l’ecologia e la propensione della comunità all’impegno sociale. Attitudine, quest’ultima, che il titolo dell’articolo suggeriva non proprio… esemplare. Sempre meglio della più sordida motivazione che mi rendeva interessante l’articolo, cioè il ladresco carpirne spunti per questo articolo. Individuare motivi di riflessione derivanti da quel che vi era descritto, evidentemente rappresentativo di oltre un decennio fa, rispetto a quel che tutti abbiamo sotto i nostri occhi attualmente.
Eccone di seguito la rappresentazione, schematica e nell’ordine:
Autoindulgenza … e mal riposta pazienza (V)
In ambito urbano l’autore segnalava che i cittadini stavano acquisendo progressiva tolleranza per il vergognoso e diffuso stato di degrado. Effetto di piccoli gesti, ma solo apparentemente insignificanti. Non lo erano per il loro effetto complessivo, maleducazione personale dei singoli e menefreghismo per il giudizio ed i danni imposti al prossimo tutto. Corollario ne era l’inconsapevolezza, a voler essere ottimisti, per il danno fatto all’ambiente. SI immaginava una scusante per la generale “disattenzione” potesse trovarsi nelle “innumerevoli cose che ognuno deve fare quotidianamente, e la terribile fretta”. Si fornivano esempi, oggi diventati “classici”, come l’abbandono in strada di fazzoletti usati, pacchetti di sigarette vuoti e cicche, gomme da masticare, bottiglie in plastica. Come massimamente dolosa era citata la ancora poco diffusa raccolta delle deiezioni canine. E ciò nonostante l’entrata in vigore della legge che rendeva responsabili i padroni, sanzionati pesantemente in caso di mancato rispetto. A conclusione, una constatazione di quanto il tutto avesse ormai condizionato la vita di ognuno, con sia virtuosi che responsabili tutti a guardare costantemente a terra, ed a prodursi in slalom per evitare di pestare schifezze.
Ambienti (V)
Descritta la situazione indecorosa in ambito urbano, l’articolo passava a descrivere lo stato dell’ambito extraurbano. Anche qui, come oggi caratterizzato dalla presenza pervasiva di cumuli di rifiuti su strade ed aree di sosta. Qui l’autore si superava, dando una poetica lettura del ciclo naturale, perché il crescere di rovi a bordo strada, e il trasformarsi dei prati in distese di erba alta faceva da pietoso velo alla vista dello squallore prodotto dell’inciviltà di automobilisti e camionisti. Anche se poi tutto era vanificato dagli interventi periodici di sfalcio della vegetazione, indispensabili per ridurre il pericolo di incendi.
Infine l’articolo trattava dello stato dei boschi. Tanto amati dai fungaioli ma, evidentemente, anche da impunti possessori di rifiuti ingombranti. Non allergici al sudiciume quanto ad assumersi la responsabilità di smaltirli nelle discariche autorizzate. Specializzate nel recupero come è necessario visto che nei cumuli di oggetti abbandonati, fra mille cose inerti, si trovavano categorie di rifiuti davvero molto pericolose. Vecchie coperture e serbatoi in amianto, lattine di smalti, vernici e solventi, batterie d’auto piene di acido letale per le acque e gli organismi che ci vivono, e vecchi frigoriferi con gas distruttivi per l’ozono.
Si lasciava intendere come ogni discarica in natura rivelasse non solo una generica inciviltà, ma rappresentasse un serio reato ambientale. Non c’era improvvisazione, ma pianificazione nella definizione dei tempi e luoghi più idonei così da evitare di essere scoperti. Questo richiedeva impegno criminale, per la consapevolezza del danno e la scelta di aree lontane dai punti di accesso ai boschi, talvolta incredibilmente difficili da raggiungere anche procedendo a piedi. A evidenziare una conoscenza profonda dei luoghi da abitante locale più che da escursionista o turista. Con dimensione degli abbandoni richiedente complicità attiva di operai, disponibilità e capacità di usare mezzi pesanti, e l’abilità di intraprendere percorsi fra strade bianche fino ad aprire sentieri nel bosco.
Impegno (V)
L’articolo constatava l’insensibilità, o impotenza, di tanti singoli che certamente già si erano imbattuti in situazioni come quelle richiedenti la bonifica del territorio. Forniva foto inequivocabili e ipotizzava lamentazioni, probabili quanto evidentemente non risolutive. Ma invece di unirsi in quel esempio l’autore non si sottraeva al compito di svelare quale invece fosse la chiave giusta per agire, e con successo. Invitava a condividere le informazioni, se non denunciando la situazione direttamente agli organismi preposti almeno parlandone in associazione. Perché lì, a partire dai vertici, è concentrata sufficiente esperienza e conoscenza delle istituzioni del territorio. Come associazione è possibile relazionarsi con esse potendo spendere il peso di un gruppo dai meriti noti, riconosciuti sia dai membri della comunità sia dai propri referenti amministrativi e gestionali. E’ il gruppo che detiene capacità di sensibilizzare e massa critica sufficiente per spingere a eseguire gli interventi, per contro offrendo fattiva collaborazione: competenze naturalistiche ma soprattutto una capacità organizzativa e di mobilitazione di associati volontari, disponibili a partecipare agli interventi e, grazie a precedenti collaborazioni, in grado di coinvolgere altri gruppi e associazioni locali con competenze specifiche diverse. Il che fa tutta la differenza fra il non sporcare, innanzitutto, come atto dovuto. Operare, anche valorosamente, rimuovendo ogni volta possibile piccoli rifiuti che troviamo dispersi nel bosco, e invece farsi parte attiva di una collettività in grado di fare grandi cose.
FDP
